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Escursioni
Pompei
La mattina del 24 agosto dell'anno 79 d. C. i Pompeiani videro una nuvola a forma di pino aleggiare sul cono del Vesuvio. Verso le dieci il tappo di lava solidificata che ostruiva la fuoriuscita di materiale eruttivo, si spaccò sotto la spinta dei gas, e si frantumò in aria, trasformato in lapilli che, spinti dal vento, presero a cadere sulla zona a sud-est del vulcano per un raggio di 70 km. Su Pompei si depositò un primo strato di lapilli bianchi, di m 1,2, poi un secondo, di m 1,4, di lapilli grigi. La pioggia continuò per quattro giorni, accompagnata da esalazioni di gas tossici e verso la fine, dalla caduta di cenere, formata dalla polvere depositata sugli orli del cratere apertosi che, ricadendo di continuo in esso, veniva spinta in aria dai gas. Sopravvennero frequenti scosse di terremoto. Chi non ebbe modo di fuggire, fu soffocato dai gas. Altri restarono schiacciati dai tetti delle case, crollati sotto il peso dei lapilli. Fu una vera tragedia. L'imperatore Tito istituì un'apposita commissione per i soccorsi in Campania. Ma Pompei restò sommersa, anche se nella zona non mancano sepolture e costruzioni fondate sullo strato eruttivo. Il racconto circonstanziato del tragico evento, nelle sue varie fasi, ci è stato tramandato da un testimone oculare d'eccezione, Plinio il Giovane, che, in due lettere indirizzate a Tacito, su richiesta di quest'ultimo, descrive la morte dello zio, Plinio il Vecchio, avvenuta per soffocamento sulla spiaggia di Stabia.

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